Vi racconto un’esperienza vissuta:
Alla scuola media (dove lavoro come AEC), un bambino ha chiesto all’insegnante di poter trascorrere un’ora con me. Gli ho proposto di leggermi un libro. Pian, piano ho visto che era interessato all’evolversi della storia per cui l’ho incoraggiato a chiedere alla maestra il libro in prestito. Lui era d’accordo ma si vergognava a farsi vedere dai compagni con un libro in mano. Per un ragazzo come lui, è più facile seguire il branco, fare il coatto piuttosto che osare qualcosa di nuovo, svelarsi in modo inedito. Meglio essere bulli, essere come gli altri, ti riconoscono già. Allora ho preso il suo zaino e ho infilato il libro di nascosto.
Questo episodio ha risvegliato in me tanta emozione, mi è stato chiaro il mio desiderio di aiutare questi ragazzi. Mi ha ricordato il mio “marchio”. Quando si nasce in situazione di povertà, di svantaggio, portiamo un marchio: il marchio di scelte sbagliate, di opportunità mancate o non sapute cogliere. Un marchio che dice: io sono il peggio, io sono spazzatura e nella vita non resta che stare in questo solco. Non è facile farlo capire alle persone che vivono la “normalità”, quelle che hanno avuto famiglie attente, con risorse economiche, con modelli di riferimento “sani”. Loro, i normali, non sono abituati ai letamai, non possono capire. So per esperienza che noi impariamo quello che vediamo quando siamo bambini, ciò che assorbiamo dalle figure accudenti, siamo fragili e chi ci circonda è sempre il nostro salvatore, è quello che risponde ai nostri bisogni vitali, è il nostro grande modello.
Quando sono nata sono stata marchiata perché femmina; dopo qualche anno a scuola il marchio si è stampigliato più profondamente perché mi si faceva notare costantemente che ero povera e che venivo da una famiglia del Sud. Ma la bimba che è in me, non so per quale alchimia, è stata fortunata perché ha sempre avuto dentro di sé una grande curiosità e voglia di capire; ha scoperto il fantastico mondo della lettura. Ho letto di tutto:fumetti, fotoromanzi, riviste, libri ho voluto prendermi il diploma di scuola superiore da adulta; ho osservato la realtà che avevo intorno, ho lottato annaspando, mi sono aggrappata al ciglio del burrone, “non ho mai voluto stare al mio posto”, ho sempre scartavetrato il “marchio”, ma lui sta sempre lì, lo sento. Io sono tenace e continuo, momento dopo momento di questa mia esistenza, a cancellarlo finchè sarà talmente minima la sua traccia che potrò anche non notarla più. Tutto il mio essere è colmo di tenerezza e comprensione per tutti questi adolescenti che incontro nel mio quartiere. Vorrei essere la loro opportunità, vorrei far capire loro che oltre al marchio c’è altro. E’ difficile ma non impossibile, per cui continuo.
Questo è il mio desiderio profondo, sostenere chi vive il disagio con la mia esperienza,con la mia capacità di entrare in relazione empatica con l’altro, con chi conosce bene la povertà, l’emarginazione e il pregiudizio, anche quello di genere. Quando le cose capitano sulla propria pelle e ci toccano nella carne, non si ha voglia che succedano ad altri.
Assunta