Laterano 17.II.2008
Omelia
Mt 17, 1-8
Ci troviamo riuniti, in questa liturgia della seconda domenica di Quaresima, per ricordare il vigesimo anniversario della morte del Servo di Dio, Padre Joseph Wresinski, avvenuta il 14 febbraio 1988.
Abbiamo appreso una bella notizia: il decreto di validità degli Atti del processo diocesano, con la firma del Cardinale Prefetto della Congregazione per la causa dei santi, in data del 2 giugno 2007.
I Vangeli delle domeniche di Quaresima ci ricordano momenti forti della vita del Signore nel suo cammino verso Gerusalemme dove si compirà il suo mistero pasquale. Così, domenica scorsa abbiamo ascoltato il racconto della Tentazione nel deserto, quale preludio all’ultima tentazione o messa alla prova, quella del Getsemani.
L’episodio che ricordiamo oggi, si riferisce, anch’esso, al Getsemani, in quanto i tre testimoni scelti, Pietro, Giacomo e Giovanni, sono gli stessi in ambedue avvenimenti.
L’esperienza della Trasfigurazione si presenta dunque come preparazione alla grande prova per la fede degli apostoli, che saranno la condanna di Gesù, la sua Passione e la sua morte sulla croce.
Così la Trasfigurazione si presenta come anticipazione, prima di affrontare il dramma della Passione, della potenza della resurrezione, quale esperienza vissuta della verità della parola di Gesù: Io sono la vita (cf. Gv 14,6).
La considerazione del contesto ci permette di misurare tutto lo spessore del significato dell’episodio.
Il capitolo precedente (16) ci ha riportato la professione di fede di Pietro a Cesarea di Filippo: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli».
Beato te: Subito dopo, Gesù inizia a parlare apertamente ai discepoli della sua futura passione, la quale suscita la protesta veemente di Pietro, che non può immaginare il Maestro, il Messia, sofferente. Poi la risposta severa di Gesù: «Lungi da me Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini! » . Pietro ha ricevuto il dono della fede, ma non è penetrato ancora nella profondità del mistero. Non si è liberato dal suo modo troppo umano di pensare, non pensa secondo Dio.
Infatti, successivamente Gesù spiega qual è la vera condizione del discepolo: «Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua».
Poco dopo l’episodio della Trasfigurazione, Matteo e Luca riportano il secondo annuncio della Passione e della morte del Signore (Mt 17, 21-23).
Per dei figli d’Israele, quali sono gli apostoli, la teofania della Trasfigurazione ha un significato di straordinaria densità.
Gesù non è solo.
C’è la presenza di Mosè.
Anche Lui era stato condotto sulla montagna, per ricevere la rivelazione del Nome di Dio e poi la Legge.
Ascolta la voce di Dio, ma non vede Dio (non si può vedere Dio senza morire).
Gesù è il nuovo Mosè, c’è anche il profeta Elia, che inaugura la grande tradizione profetica d’Israele.
Secondo una credenza Elia doveva tornare al tempo del Messia. Gesù accoglie questa tradizione e spiegherà che di fatto Elia era già tornato, alludendo a Giovanni Battista.
Oltre a questi due testimoni, la Legge e i Profeti, abbiamo un terzo testimone: il Padre.
Il testimone principale: il Padre rimane invisibile - trascendenza - ma fa sentire la sua voce. Così era successo per Mosè sulla montagna.
« Questi è il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo».
Dio è invisibile.
Ma nel suo Figlio fatto uomo, si è fatto visibile: « Chi ha visto me ha visto il Padre » (Gv 14,9).
Gesù, in virtù dell’unione delle due nature – la divina e l’umana – nell’unica Persona del Figlio, è il viso umano di Dio. La sua umanità è assunta nella gloria di Dio. La gloria della Trasfigurazione è manifestazione della verità del suo essere.
Così apparirà ai discepoli dopo la sua Resurrezione.
Quello che ha confessato Pietro, « Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente », trova a questo momento una conferma sperimentale, che è per loro sostegno, da parte del Padre stesso, per il momento della prova.
Pietro vorrebbe rimanere sempre nella luce. Ma bisogna riprendere il cammino: il cammino del Signore, il quale per amore nei nostri confronti ha spogliato se stesso, ha preso la condizione di schiavo, si è umiliato fino alla morte in croce (cf. Fil 2,5-11)
Tale è la via dell’amore cristiano: Per pervenire all’esaltazione, alla gloria, assaporata al momento della Trasfigurazione, bisogna seguire la via dell’umiliazione e della croce.
A questo punto, incontriamo il carisma di Padre Joseph Wresinski.
Il viso glorioso di Cristo, apparso oggi, è lo stesso viso sfigurato, senza bellezza, disprezzato del Servo di Yahvé (Is 53, 1-12).
Per amore di noi, il Figlio glorioso si è spogliato, si è identificato ad ogni miseria.
Lui purismo, Lui senza peccato, ha preso su di sé il peso dei peccati dell’umanità, identificandosi con quelli che più degli altri ne portano, essendo forse innocenti, le conseguenze, che soffrono ignorati e calpestati.
È la grande parola di Gesù, riportata da Matteo: «Ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (25,40).
L’avete fatto a me
Ci sono sempre nuove miserie: nuove forse perché non le vediamo o perché per un moto di repulsione non vogliamo vederle. È vocazione della Chiesa scoprire queste miserie, nel corso della storia, perché sa di incontrare in queste il viso adorabile del suo Sposo.
A questi momenti di incontro gli occhi della Chiesa sono gli occhi dei santi suscitati da Gesù stesso, come santa Teresa di Calcutta o il servo di Dio Padre Joseph Wresinski.
Quello che ho cercato di dirvi è qualcosa che Padre Joseph Wresinski ha vissuto e di cui ha parlato lui stesso in una omelia simile alla nostra, nella Chiesa Saint-François-Xavier di Parigi.
Affermava la certezza di fede: Gesù è il Figlio di Dio che si è fatto miseria per essere riconosciuto da ogni miserabile.
Aggiungeva: questa fede ci impedisce di vivere sereni. Ci aiuti il Servo di Dio Joseph Wresinski ad aprire il nostro cuore alla parola del Signore: L’avete fatto a me.
+ Georges Card. Cottier, OP