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Omelia di Mons. Melchor Sanchez de Toca

Roma, San Giovanni in Laterano, 13 febbraio 2010
mercoledì 24 febbraio 2010.

ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI P. JOSEPH WRESINSKI San Giovanni in Laterano, sabato 13 febbraio 2010

Domani si compiranno 22 anni della morte di P. Joseph Wresinski, fondatore di ATD-Quarto Mondo e voce profetica dei più poveri, tornato alla casa del Padre il 14 febbraio 1988. Se avessimo dovuto scegliere noi le letture per questa celebrazione dell’anniversario della morte, o meglio, della vera nascita, di P. Wresinski, non avremmo potuto trovarne di migliori. Le letture della liturgia di questa VI domenica del tempo ordinario, mettono al centro il Vangelo di Gesù con il suo messaggio aspro e forte, senza fronzoli né abbellimenti: “Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio”. E’ il Vangelo delle Beatitudini, nella versione essenziale e scarna di Luca, senza le sfumature e gli addolcimenti di Matteo. “Beati voi, poveri”: è il vangelo degli ultimi, di quelli appartenenti all’Ordine Sacro degli Sventurati, il Vangelo degli sfigati: i poveri, coloro che hanno fame, coloro che piangono e che sono odiati, disprezzati, ignorati.

Le beatitudini di Gesù non sono un proclama astratto, ma un annuncio rivolto direttamente ai poveri: a voi poveri. Ed è anche un annuncio di liberazione, una buona novella. Così si compie la profezia di Isaia: ai poveri è annunziata la buona novella. L’eco di questo messaggio è facilmente percettibile nelle parole pronunciate da P. Wresinski al Trocadero di Parigi il 17 ottobre 1987, pochi mesi prima della sua morte:

Rendo testimonianza a voi, poveri di tutti i tempi, e ancora di oggi, rapiti dalla strada, in fuga da un luogo all’altro, Lavoratori senza mestiere, schiacciati sempre dalla fatica. Lavoratori con mano che oggi non servono più a niente.

Rendo testimonianza a voi, madri, i cui bambini condannati alla miseria, sono di troppo in questo mondo.

Rendo testimonianza ai vostri bambini piegati dai morsi della fame, hanno perso il sorriso, ma vogliono ancora amare.

Rendo testimonianza ai milioni di giovani che, senza un motivo per credere o esistere, cercano invano un avvenire in questo mondo insensato.

Quella di P. Wresinski è stata una vita spesa per la difesa della dignità di questi fratelli più poveri. Aveva sentito una chiamata di Dio a farsi uno di loro, e ha voluto riflettere questa vocazione nel suo motto sacerdotale: “Vai al largo e getta le reti”, duc in altum, lontano dalla riva, lontano dalla sicurezza, dalla protezione e dalle comodità di un’esistenza sacerdotale ordinaria. Si sentiva chiamato a far scoprire la dignità personale, la dignità di figli di Dio di questi fratelli nostri: uno sconfinato attaccamento al Salvatore Gesù Cristo, quale punto di partenza per “restituire i più poveri alla Chiesa e la Chiesa ai più poveri”, una Chiesa che egli vedeva nell’atteggiamento di preghiera silenziosa e immobile di sua madre nella fucina dismessa dove abitavano da piccoli. L’attaccamento a Gesù è anche il punto cruciale delle beatitudini: beati voi quando vi insulteranno e disprezzeranno a causa del Figlio dell’uomo. E’ l’identificazione con Cristo che lo ha portato a configurare la sua esistenza al servizio dei poveri, come Cristo, che da ricco che era, si fece povero perché noi diventassimo ricchi con la sua povertà.

La lettura del profeta Geremia scuote anche la nostra coscienza: “Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e ripone sulla carne la sua fiducia”. Non è un invito alla sfiducia reciproca, ma solo l’esortazione a riporre la speranza e le forze in colui che non delude, in Dio. E’ la rinuncia alla logica della forza e della violenza come mezzo di vincere situazioni pur ingiuste e opprimenti. Questo lo aveva ben compreso P. Wresinski, quando dal sagrato di Trocadero rende omaggio a tanti, uomini, donne e bambini, i cui cuori battono ancora forte forte per lottare. Con lo spirito in rivolta contro la sorte ingiusta che fu loro imposta. Con un coraggio che esige il diritto all’inestimabile dignità. Ma che non hanno voluto accettare la via facile della violenza: Rendo testimonianza a voi bambini, donne e uomini che non volete maledire, ma amare e pregare, lavorare e unirvi perché nasca una terra solidale.

Per P. Wresinski abbracciare la causa dei poveri non era un modo per risolvere un problema economico o sociale, per eliminare sacche di miseria attorno alle nostre città semplicemente perché sono brutte, o perché costituiscono una minaccia per l’ordine pubblico, o per la salute, o perché sono fattori potenziali di disordini sociali. Per lui, si trattava di aiutare a riscoprire la dignità di cui ogni uomo e donna, anche nella situazione di miseria più abietta, è pur sempre portatore, perché sono figli di Dio. Ridare dignità ai più poveri, perché "Laddove gli uomini sono condannati a vivere nella miseria, i Diritti dell’uomo sono violati. Unirsi per farli rispettare è un dovere sacro."

Si è detto spesso che la vita dei santi è al Vangelo come l’esecuzione della melodia rispetto allo spartito. Sia il Vangelo di oggi, —lo spartito— che la vita di P. Wresinski —l’esecuzione della melodia—, sono una sferzata e una denuncia al nostro disinteresse, alla nostra rassegnazione “alla fatalità della miseria”. Ma è anche vero che queste parole sono forza di Dio e sapienza di Dio, capaci di svegliarci dal sonno, per “amare e pregare, lavorare e unirci perché nasca una terra solidale. Una terra, la nostra terra, dove ogni individuo dia il meglio di se stesso prima di morire.”

Leggere sopra il communicato stampa dell’Agenzia Zenit del 24 febbraio 2010.

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